Torniamo dopo 5 anni in uno degli angoli più belli e nascosti della Maiella.
Il versante orientale della Maiella si caratterizza per la presenza di valloni selvaggi ed, a volte, inaccessibili.
Tra questi va sicuramente annoverata la parte finale della Valle delle Mandrelle, uno dei luoghi più selvaggi e suggestivi dell'Appennino Centrale. L’obiettivo della nostra uscita, la cosiddetta “Cascata del Macellaro” si trova nella suddetta valle e si raggiunge dopo uno spettacolare percorso tra le sue ripide pareti.
Quest'anno, complice un mese di maggio insolitamente freddo, abbiamo trovato la cascata decisamente più ricca di acqua ma anche qualche difficoltà in più per il suo raggiungimento.
Partiamo da Fara San Martino, quota 450 m, in una giornata che si preannuncia molto calda. Attraversiamo subito una strettissima gola ed entriamo nel Vallone di Santo Spirito. Il tema della giornata è subito chiaro: gole e canyon la faranno da padrone.
Incontriamo subito sul nostro percorso il complesso monastico di San Martino in Valle, probabilmente sorto su un insediamento eremitico. La struttura, è stata recentemente riportata alla luce. Era infatti totalmente ricoperta da ghiaia e sabbia accumulatasi negli anni in fondo al Vallone.
Continuiamo la salita con brevi soste in prossimità delle due fonti F.te Vaiz' Long e F.te Vatarelle dove riempiamo le nostre borracce.
Arriviamo in località Bocca dei Valloni (q.ta 1050 m) dopo circa 2 ore di cammino. Qui termina il Vallone di Santo spirito e, per chi prosegue per Monte Amaro, inizia la Valle di Macchialunga.
Noi invece deviamo a destra, in direzione della Val Serviera e della Grotta dei Callarelli. Risaliamo il sentiero in una bella faggeta ed a quota 1250 m lo lasciamo per entrare finalmente nella Valle delle Mandrelle.
Il percorso si fa più interessante ed anche più intrigante. Si snoda sul fondo del vallone, delimitato da alte e verticali pareti rocciose fino ad arrivare ad una stretta gola veramente spettacolare. Qui la sorpresa di un vero e proprio "tappo" di neve che apparentemente ostruisce il passaggio. Fortunatamente riusciamo letteralmente a scolpire una scala nella neve così da entrare nella stretta gola. Pareti altissime e verticali che non lasciano entrare neanche la luce.
Qui nella gola troviamo brevi salti rocciosi di cui uno attrezzato con una scaletta di alluminio. La nostra andatura rallenta inevitabilmente, ma non ci dispiace, perché possiamo ammirare con più calma questo angolo di rara bellezza.
Superata la gola ancora un quarto d'ora di cammino e raggiungiamo la cascata del Macellaro, un anfiteatro roccioso che impedisce di proseguire oltre e rappresenta la degna conclusione della nostra escursione.
Torniamo indietro sul percorso dell'andata consapevoli di aver rivisitato uno dei posti più belli d'Abruzzo e che difficilmente dimenticheremo.